The Apprentice, Matteo Gatti: per Flavio Briatore “non è fuori”, è lui il numero uno.
Matteo Gatti: da self-made man di provincia a vincitore morale di The Apprentice. Per il boss Briatore “non è fuori”, è lui il numero uno.
Non è raro che nell’epoca dei reality e dei talent show tutto possa nascere come una scommessa: si viene candidati da un amico o un parente il fratello, in questo caso a partecipare ad un programma tv la versione nostrana dell’americano The Apprentice e ci si presenta al provino senza troppe aspettative. Il più delle volte, la cosa si risolve con il semplice gusto di averci provato; ma in alcuni casi, il passo da persona comune a “personaggio” è davvero breve e inaspettato. È il caso, questo, di Matteo Gatti. Lui, marketing manager del bresciano, 38 anni, sposato con Barbara e papà di Leonardo, si vede come il classico self-made man e non è restio ad ammettere con cruda sincerità di non avere alcun background accademico alle spalle. Già, perché il sogno di diventare imprenditore matura sin dal liceo: si getta a capofitto nelle vendite porta a porta, per poi affermarsi nel campo della consulenza commerciale per le aziende, fino a diventare funzionario e direttore commerciale di una società. È ambizioso, determinato, ama le sfide ed ha una spiccata capacità nel relazionarsi alle persone anche per questo, afferma, mette “sempre se stesso prima del prodotto da vendere”. Ottiene consensi anche dai professionisti chiamati ad esprimere un giudizio sui concorrenti del talent, che ne esaltano l’energia, l’ottimismo, il grande coinvolgimento e passione che mette in tutto ciò che fa. Lo stesso Briatore, il temibile boss che ha il compito di valutare di puntata in puntata l’operato dei sedici aspiranti manager che si contendono un contratto di collaborazione a sei cifre, ne elogia l’autenticità e le sue capacità di motivare ed essere motivato, oltre al grande talento da venditore. Quando gli si chiede un suo possibile difetto, risponde senza indugi: “mio padre mi ha sempre detto che ho due orecchie e una bocca, quindi dovrei ascoltare il doppio e parlare la metà; io sono un venditore, parlo il doppio e ascolto poco”. E a chi gli fa notare le sue pecche, soprattutto per il fatto di non aver mai imparato a parlare l’inglese, replica dicendo di essere sempre stato troppo concentrato sul business; ma, come lui stesso sostiene, “di persone brave ce ne sono troppe, di quelle col talento poche”. E il talento non si impara facilmente. Insomma, le premesse ci sono: un ragazzo di provincia coi piedi per terra, genuino e innamorato del proprio lavoro, che sembra avere tutti i numeri giusti per arrivare in cima; e, in effetti, riesce in poco tempo a diventare uno dei concorrenti più popolari ed apprezzati del seguitissimo talent, fino alla finale dello scorso 23 ottobre, quando chiunque avrebbe scommesso sul suo trionfo. Eppure, Matteo Gatti a The Apprentice è arrivato “solo” secondo: l’insindacabile giudizio del boss ha decretato la vittoria del trevigiano Francesco Menegazzo, ventinovenne trader bancario. Se in un primo momento la delusione per essere arrivato ad un soffio dal traguardo gli ha lasciato l’amaro in bocca, il manager bresciano l’ha presa con filosofia e ha realizzato di non essere stato preferito semplicemente perché non era ciò che cercavano. Lo stesso Briatore, il giorno successivo la finale, ha riconfermato con un tweet la sua stima per Matteo, dichiarando che non si preclude la possibilità di una loro futura collaborazione e che “non è fuori” (giocando sull’ormai nota frase con cui il boss annuncia l’eliminazione ufficiale dei concorrenti nel programma, ndr.). Anche Matteo sembra confermarlo, in una dichiarazione rilasciata al Giornale di Brescia dove parla di una telefonata tra lui e Briatore avvenuta il giorno successivo la finale, in cui quest’ultimo gli ricorda che è lui “il numero uno”. Certo è che, a ben pensarci, il meccanismo del televoto avrebbe sicuramente capovolto il risultato finale. Sembra confermarlo il grande seguito che Matteo Gatti ha avuto in rete, con migliaia di seguaci sui social network che in breve tempo l’hanno incoronato vincitore morale di quest’edizione. Il talent è stato un’ottima vetrina per far conoscere quello che lui stesso ironicamente ha definito il “Gatti style” e le proposte non sono tardate ad arrivare, tanto da grandi brand internazionali quanto dalla tv è già stato ospite di Vero TV, di Qvc e di Cielo che Gol, condotto da Simona Ventura. Insomma, una mancata vittoria che si è rivelata comunque un successo e che gli sta aprendo molte porte. Eppure, Matteo Gatti intende restare sempre Matteo Gatti, il venditore di Rovato che “quando va a fare la spesa chiede lo sconto alla cassa”. Non resta che fargli gli auguri e stare a vedere come se la giocherà.
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